27/03/2004

Apocaliptyc Jumping

Nervi tesi come braccia tese al mondo ma subito ritratte: questa è la sopravvivenza nel mondo apocalittico che ci configura come macchine. Siamo tanti, miliardi di equazioni cerebrali sviluppate da ogni singola esistenza che si fa spazio a suon di argomenti nella vita. Siamo efficienti e al tempo stesso numerosi ma ci rinchiudiamo in schemi altamente metafisici ma mai empiricamente costruiti. Guerre e carestie, disastri ed ideologie fanno da guardia a questo precario equilibrio esistenziale e a volte mi sembrano essere le soluzioni migliori a tanta diversità che ci rende calorosamente tutti cattivi nei confronti degli altri che ci sorpassano sulla strada di un tramonto che minaccia di sospenderi tra cielo e terra perennemente, senza lasciarci respirare una salutare aria pulita che le stelle generano con la luce di cui sono fatte. Estremita sensoriali ci catturano fermamente e tendono a sopprimere ciò che di puro e incontaminato vive, in silenzio, nelle nostre radici. Siamo alberi abbattuti di una foresta che ancora non soccombe e siamo rami spezzati un albero di questa foresta ingarbugliata. Tentiamo di fare il bene tramite parole seguite da azioni che edificano il nuovo terreno sul quale gettare il seme del nuovo mondo e ci spingiamo sempre più in là, dove il sole non arriva, lì dove la mente ha paura di ritrovarsi nuovamente da sola ed indietro rispetto alle altre. Tremolii a fasi alterne sbucano dalle nostre mani e la forza del nostro ingegno è la causa della morte e della rinascita di questo equilibrio che altrimenti morirebbe affamato.

di luachan at 14:53:02 Commenta:

14/03/2004

Schizofrenici pensieri

Notte di fango, notte di freddo, notte solitaria in cui un'ombra ti fa da paravento per la solitudine che avanza imperterrita dentro la mente...dentro ciò che mi rapporta al mondo. Dispersione di un canto agonizzante, di una musica che rimbomba nello stomaco senza mai finire e salici piangenti che contornano questo piatto vuoto e già consumato. Notte di tempesta che è valico montano di frontiera tra città e paese, tra nord e sud, tra te e me. Divisi e solitari vaghiamo per le sue strade chiedendoci di restare univocamente appesi ad un sogno che non si affanna a divenire realtà e non sforza la sua voglia di essere reale. Sento un vuoto dentro di me e lei è ancora qui...dovrei gettarla nel fango e sbatterla in un pozzo senza fondali sentimentali, piangendo nel buio per la paura di veder ritornare la luce che spoglierebbe le tenebre della loro compagnia. Svezzo questa relazione che diviene ferimento, guerra e pace di un animo poetico che perisce fra le braccia della realtà. Verità disciolte in un acido che funge da lacrima del sentimento, pianti antichi che rievocano ciò che non si dovrebbe ricordare, quello per cui si è quello che ci si sente adesso. Piagnistei inutili rinchiudono nella tomba dell'oblio il sarcasmo dell'odio che deride fra la nebbia questo folle gesto di amore. Non mi va di accettare tutto passivamente, rendendo così vulnerabile il mio cinismo e decido di scappare fra le braccia della dimenticanza, cancellando dati di memoria che condizionano il mio sonno notturno. Vorrei spegnere la notte, vorrei accecare la luna cosicchè non illumini questi incubi che una notte culla dolcemente nella mia testa. Paura e sentimenti come sesso e violenza....procreare un altro ciclo è l'obiettivo principale di questo remake mal riuscito e non riesco a recepire nessun colore per via del buio che copre la visuale della mia staticità ossessiva nei confronti di lei, donna che spesso rianima il mio orgoglio ma che puntualmente uccide i miei deisideri. Ciò si trasforma in continua agonia, frammentata da attimi di ludica convivenza di beni in contrasto. Paura nella notte, buio accecante, luna appassita..è mai questo un campo di fiori di tempesta che lentamente appassiscono..?? 

di luachan at 11:54:18 1 Commento