16/02/2004

Simposio di birra.

Non sono ubriaco nè tantomeno sono vittima di fumi serali. La tosse imperversa in questo silenzioso anfratto di realtà e non mi chiedo il perchè di una sera senza morale. Batto strade di una ipotetica via, guardo nella mia mano e scorgo sputi di poesia che mi umidificano le dita. Sono una sigaretta fumata e vengo schiacciata in un posacenere trasparente: la mia vita è visibile ed io non la voglio coprire. Il fuoco che metafora sarà mai? Non mi va di leggere la notte su questo libro illuminato e allora penso di riscrivere il copione a lume di candela, lontano da grida di donne ansimanti e vicino a donne della mia fantasia. Moto circolare di un pensiero che assurge al soffitto e come sempre bloccato dalle mura secondine di questa stanza. Mi sento prigioniero di un desiderio e carnefice di tanti sogni ma la più bella conquista è vedermi allo specchio senza anima, senza ombra che dipinge di nero la mia identità. Uno specchio senza anima...come dire un'immagine senza volto, un occhio senza vista sullo sfondo di un paesaggio rubato alla fantasia. La birra è causa e al tempo stesso effetto di prigionia che diviene palpabile riscontro mentre accarezzo la morte delle potenzialità di un'altra sera spesa a ridere e fumare ornato di cavilli burocratici inerenti la mia esistenza. Paura e sfogo acclamano la mia venuta ma è ora di lasciarli soli al loro destino. Cori di monaci provengono da una chiesa antica vuota e sento dentro di me lamenti che non arrivano alle orecchie altrui. Gotico e arcaico è questo scenario come lugubri e affascinanti sono queste gite del cervello, pause che la mente si prende da me. E' chiaro che sia così: è stanca delle mie macchinazioni mnemoniche e chiude quindi per ferie i ragionamenti di un'idea che ha cessato di chiacchierare con le sue simili nel mio inconscio.Arrivederci e pianti amari sostengono questo progetto. Siamo frutti calpestati dal sole, marciti dalla nebbia e mangiati dalla quotidianità. di luachan | 16/02/2004
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