27/03/2004

Apocaliptyc Jumping

Nervi tesi come braccia tese al mondo ma subito ritratte: questa è la sopravvivenza nel mondo apocalittico che ci configura come macchine. Siamo tanti, miliardi di equazioni cerebrali sviluppate da ogni singola esistenza che si fa spazio a suon di argomenti nella vita. Siamo efficienti e al tempo stesso numerosi ma ci rinchiudiamo in schemi altamente metafisici ma mai empiricamente costruiti. Guerre e carestie, disastri ed ideologie fanno da guardia a questo precario equilibrio esistenziale e a volte mi sembrano essere le soluzioni migliori a tanta diversità che ci rende calorosamente tutti cattivi nei confronti degli altri che ci sorpassano sulla strada di un tramonto che minaccia di sospenderi tra cielo e terra perennemente, senza lasciarci respirare una salutare aria pulita che le stelle generano con la luce di cui sono fatte. Estremita sensoriali ci catturano fermamente e tendono a sopprimere ciò che di puro e incontaminato vive, in silenzio, nelle nostre radici. Siamo alberi abbattuti di una foresta che ancora non soccombe e siamo rami spezzati un albero di questa foresta ingarbugliata. Tentiamo di fare il bene tramite parole seguite da azioni che edificano il nuovo terreno sul quale gettare il seme del nuovo mondo e ci spingiamo sempre più in là, dove il sole non arriva, lì dove la mente ha paura di ritrovarsi nuovamente da sola ed indietro rispetto alle altre. Tremolii a fasi alterne sbucano dalle nostre mani e la forza del nostro ingegno è la causa della morte e della rinascita di questo equilibrio che altrimenti morirebbe affamato.

di luachan | 27/03/2004
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